Il Monumento alla Vittoria della città di Bolzano è un imponente complesso marmoreo situato in Piazza della Vittoria-Già Piazza della Pace, nei pressi del ponte che attraversa il torrente Talvera e dove all’epoca della dominazione austro-ungarica sorgeva il Parco del Talvera.

Fortemente voluto dal regime fascista come simbolo dei propri valori -come la morte per la patria ed il sacrificio-, il Monumento alla Vittoria fu progettato dall’architetto Marcello Piacentini ed edificato tra il 1926 e il 1928 in onore della vittoria dell’Italia contro l’Austria-Ungheria nella Prima Guerra Mondiale.

Cenni storici

La costruzione del Monumento alla Vittoria, posto nel punto di accesso alla parte italiana di Bolzano che si andava via via ingrandendo ad ovest del Talvera in quegli anni, comportò la demolizione del Monumento ai caduti in guerra, iniziato a costruire dall’amministrazione austriaca in seguito alla battaglia di Caporetto ma mai terminato.

Se inizialmente l’idea di Mussolini era quella di dedicare l’arco di trionfo a Cesare Battisti, una delle figure più importanti dell’irredentismo italiano, in seguito alla forte opposizione della moglie e della figlia di Battisti all’utilizzo dell’immagine del martire socialista a fini propagandistici da parte del regime, il monumento venne dedicato alla Vittoria. Tuttavia, all’interno del tempietto rimasero comunque i busti di Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa.

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Il busto di Cesare Battisti

Così il 12 luglio 1928, dopo due anni esatti dalla posa della prima pietra – avvenuta in presenza del re Vittorio Emanuele III, dei marescialli d’Italia Cadorna e Badoglio e di alcuni ministri -, il Monumento alla Vittoria fu ufficialmente inaugurato.

Alla sontuosa cerimonia in perfetto stile fascista parteciparono il re, il duca d’Aosta, il duca degli Abruzzi, Costanzo Ciano, Italo Balbo e Giovanni Giurati; le finestre furono imbandierate, le truppe di stanza in città si schierarono, vennero chiamate 23 bande di paese da tutto il territorio altoatesino, colpi di cannone annunciarono l’arrivo del corteo reale e fu svolta anche una breve cerimonia religiosa di benedizione officiata dall’arcivescovo di Trento.

Descrizione

Il Monumento della Vittoria, un incrocio tra un tempio ed un arco di trionfo, è sorretto da alte colonne portanti decorate con fasci littori voluti da Mussolini.

Sul lato est dell’arco si legge l’iscrizione latina “HIC PATRIAE FINES SISTE SIGNA/HINC CETEROS EXCOLVIMVS LINGVA LEGIBVS ARTIBVS” che sta a significare “Qui sono i confini della Patria. Pianta le insegne/Da qui educammo glia altri alla lingua, al diritto, alle arti” ed è spesso stata letta come simbolo di presuntuosa missione civilizzatrice dell’Italia verso “gli altri” (altoatesini in primis), mentre sul retro si trovano i tre medaglioni raffiguranti la Nuova Italia, l’Aria e il Fuoco; sul lato sud del monumento marmoreo si trovava invece l’iscrizione con il nome di Benito Mussolini, richiamo all’era fascista tolto dopo la liberazione del ’45.

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Il retro del Monumento, decorato con i tre rosoni

Sono state in particolar modo queste epigrafi del Monumento alla Vittoria a scatenare un acceso dibattito tra i rappresentanti dell’etnia tedesca e i rappresentanti di quella italiana, diventato poi argomento di discussione ed interesse comune.

Già nel secondo dopoguerra, infatti, venne chiesto da diversi gruppi di eliminare gli edifici inneggianti al fascismo da Bolzano, di fare del Monumento alla Vittoria “un segno di monito e di memoria autocritica” o comunque di “trasformare il monumento in una testimonianza contro il fascismo”, come chiesto dal consiglio provinciale di Bolzano nel 2009.

In anni di proposte, dibattiti, confronti e contestazioni, si è arrivati all’approvazione di un progetto che prevede la storicizzazione e la musealizzazione dei monumenti risalenti all’era fascista: ora il Monumento alla Vittoria ospita quindi il BZ ’18-’45: un monumento, una città, due dittature, un percorso espositivo che documenta e indaga la sua storia, i valori e i significati dei suoi simboli e le vicende locali legate alle dittature fascista e nazionalsocialista.

Aperto il 21 luglio 2014, questo percorso continua e porta forse a termine ciò che era stato iniziato nel 2005 dai rappresentanti comunali di Bolzano, i quali avevano apposto di fronte al Monumento alla Vittoria una targa con una scritta tradotta in quattro lingue che recita “Questo monumento fu eretto durante il regime fascista, per celebrare la vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale. Essa comportò anche la divisione del Tirolo e la separazione della popolazione di questa terra dalla madrepatria austriaca. La città di Bolzano, libera e democratica, condanna le divisioni e le discriminazioni del passato ed ogni forma di nazionalismo e s’impegna con spirito europeo a promuovere la cultura della pace e della fratellanza”.

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L’entrata del percorso ‘BZ ’15-’45: un monumento, una città, due dittature’

Come arrivare

A piedi

Dalla stazione ferroviaria di Bolzano è possibile raggiungere il Monumento alla Vittoria in 15-20 minuti di cammino. Dalla stazione prendete Via Giuseppe Garibaldi, proseguite sempre dritti fino a trovarvi in Piazza Giuseppe Verdi e continuate quindi in Via Marconi; da Via Marconi svoltate prima a destra in Via Dante, poi a sinistra in Via A.Rosmini e quindi nuovamente a sinistra imboccando Lungotalvera San Quirino. Da qui svoltate quindi a destra e vi troverete su Piazza della Vittoria.

In auto

Dalla stazione ferroviaria proseguite in direzione sudovest da Via Giuseppe Garibaldi verso Via Alto Adige, continuate su Piazza Giuseppe Verdi e quindi ancora su Via Marconi, su Ponte Druso e su Via Druso. A questo punto svoltate a sinistra in Viale Venezia e continuate sulla stessa fino a raggiungere il Monumento alla Vittoria nell’omonima piazza.