La Basilica di Santo Stefano a Bologna è conosciuta anche con il nome di complesso delle Sette Chiese, e secondo la tradizione fu ideata da San Petronio con l’intento di imitare il celebre sito del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e costruita sulle macerie di un tempio dedicato alla dea Iside, divinità egizia che rappresentava la maternità e la fertilità.

Quali che siano in realtà le sue origini, c’è comunque la certezza che siano molto antiche, poiché la Chiesa di San Giovanni Battista (o del Santo Crocifisso, di matrice longobarda) affonda le sue radici storiche nel VIII secolo, mentre la basilica del Santo Sepolcro risale al V secolo circa. All’interno di quest’ultima, riposta in una cella al di sotto di un altare con pulpito, si trovava la tomba di San Petronio, protettore di Bologna nonché vescovo della città dal 431 al 450.

V’è poi la chiesa dei Santi Vitale e Agricola, risalente al IV secolo, ed anch’essa conservava (e conserva tuttoora) i sarcofagi con le salme dei due martiri cristiani.

Il complesso della Basilica di Santo Stefano subì gravi devastazioni nel corso dell’invasione degli Ungari, avvenuta agli inizi del X secolo, e fu pertanto ricostruita dai benedettini all’inizio del 1200. La basilica fu successivamente sottoposta ad ulteriori restauri attorno al 1880 e nei primi decenni del ‘900, al termine dei quali vennero rimossi diversi elementi effettivamente pleonastici (fuorché il cappellone del XVII, che seppe resistere anche a quella sessione di migliorie), mutando però irrimediabilmente le sembianze originali del complesso.

A farne le spese in misura maggiore furono il Santo Giardino (conosciuto anche con il nome di Cortile di Pilato), che presentava al principio tre colonne e quattro arcate per ogni lato, e la chiesa della Trinità. Il cortile nello specifico subì un ampliamento, e vi fu aggiunta un’ulteriore arcata complice l’arretramento della facciata del Martyrium (originariamente pensata come abside, e non come facciata appunto).

La basilica di Santo Stefano vista dall'esterno
La basilica di Santo Stefano con il pozzo in primo piano

Il perché di questi cambiamenti, al limite del drastico, sono da ricercarsi in un fraintendimento relativo alle credenze dell’epoca: nel tentativo di emulare il Santo Sepolcro di Gerusalemme ricostruito dai crociati, infatti, nessuno riuscì a comprendere che il progetto iniziale della Basilica era invece ispirato al Santo Sepolcro originale, eretto da Costantino nel IV secolo, e non alla sua successiva ricostruzione ad opera appunto dei crociati.

Un’altra curiosità riguardante il complesso è relativa alla basilica dei Santi Vitale e Agricola: agli inizi del XV secolo vi fu rinvenuto un sepolcro paleocristiano recante la scritta Symon, e ben presto il mondo della cristianità, sconvolto dalla febbrile e morbosa ricerca di reliquie sacre, non impiegò molto a lasciarsi trasportare dalla suggestione di aver rinvenuto la vera tomba di San Pietro (il cui nome era appunto Simone).

Questa notizia, pur priva di qualsivoglia fondamento o attinenza storici e basata praticamente solo su di una speculazione nominale, attirò immancabilmente frotte di pellegrini che accorrevano da ogni dove, pur di vedere la supposta tomba del santo. Con l’inevitabile ed infausta conseguenza di “sottrarre” buona parte del flusso a Roma.

Papa Eugenio IV andò su tutte le furie di fronte a questa notizia, e la sua reazione fu straordinariamente repressiva: fece scoperchiare letteralmente la chiesa, poi diede ordine che fosse interamente riempita di terra, e così la basilica rimase, sepolta, per circa settant’anni. Solo in seguito all’interessamento dell’arcivescovo Giuliano Della Rovere, e grazie alla sua diretta intercessione, la chiesa venne dissotterrata, ripulita, restaurata ed infine riaperta al culto.

La basilica di Santo Stefano di sera
La basilica di Santo Stefano di sera, vista dall’esterno

Ad oggi l’intera situazione, dalla reazione del presunto ritrovamento della tomba alla sconsiderata risposta di Eugenio IV, potrà sembrare esasperata ai limiti della follia; ma non bisogna dimenticare che, innanzitutto, all’epoca non si avevano certo gli strumenti che si hanno oggigiorno per la datazione, quindi non c’era alcun criterio oggettivo per stabilire quali oggetti fossero autentici e quali invece falsificati.

Spesso si arrivava infatti a spacciare per reliquia qualsiasi genere di scheggia di legno, tomba, frammento di cranio e via discorrendo, che fosse venuto alla luce. Questo perché possedere una reliquia significava assicurarsi, oltre al prestigio, anche un altissimo numero di pellegrini ed uno straordinario afflusso di offerte. Ciò portò ad una situazione grottesca, con migliaia di “frammenti della vera croce” in circolazione e quant’altro.

Lo stesso Boccaccio, nel suo Decameron, non mancò di canzonare pubblicamente questo contorto meccanismo, tra goffa credulità popolare ed astute speculazioni ecclesiastiche: “Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrare loro la penna dello àgnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo”.

Nonostante le devastazioni, i numerosi interventi di restauro e le svariate alterazioni storiche, la Basilica di Santo Stefano rimane tuttavia il più eminente monumento romanico della città. Fra le altre attrazioni di stampo religioso della città, potrete visitare la Basilica di San Petronio ed il Santuario di San Luca.

Come arrivare alla Basilica di Santo Stefano

La Basilica di Santo Stefano si trova all’indirizzo Via Santo Stefano, 24 – 40125 Bologna (BO), e può essere raggiunta sia mediante bus, sia a piedi. Essendo una zona a traffico limitato, il modo più rapido e pratico per avvicinarsi ad essa in automobile è imboccare le uscite numero 11/11 bis-12, direzione centro, della tangenziale.

Orari della basilica

La Basilica di Santo Stefano è aperta tutti i giorni dalle 8:00 alle 19:00, ma nello svolgimento di funzioni religiose la visita turistica potrebbe essere limitata o sospesa. La modalità di ingresso alla basilica è ad offerta libera. Per maggiori informazioni contattare la Curia Arcivescovile, il cui numero è reperibile nella sezione “contatti”.

Contatti

Telefono: 051 223256

Telefono Curia Arcivescovile: 051 6480611