Data e durata:
January 202015 giorni
Tipologia di vacanza:
On the road
Alloggio:
Affittacamere
Persone:
4
Costo a persona:
300€
Mezzi di trasporto:
Pullman
Tappa 1

Siem Reap, cosa trovare oltre ad Angkor

Volo da Canton a Siem Reap fissato la mattina presto del 14 gennaio 2020, zaini preparati e adrenalina alle stelle per atterare in un Paese totalmente nuovo e tutto da scoprire!

Appena giunti al piccolo ma accogliente aeroporto di Siem Reap si constata subito la differenza di temperatura rispetto alla Cina. La Cambogia ha un clima tropicale, trovandosi ad una latitudine corrispondente all’Africa subsahariana, questo significa che la temperatura minima raggiunge circa i 22 gradi durante i mesi di dicembre – gennaio per poi arrivare a un massimo di 35 gradi in aprile – maggio.

Le stagioni cambogiane sono suddivise in due periodi: la stagione secca, che inizia a metà novembre e si conclude in aprile, e la stagione delle piogge, che va da maggio a novembre. Gennaio, dunque, è il mese ottimale per quanto riguarda la scelta del periodo in cui viaggiare! 

Una volta atterrati, è possibile conseguire un visto turistico della durata di un mese direttamente all’aeroporto, senza obbligo di farne uno online come altri Paesi richiedono. Il costo è di 30 dollari e il procedimento è molto rapido; nel nostro caso ci sono voluti circa 5 minuti a testa.

Durante il tragitto in taxi si notano le piccole case cambogiane e i rispettivi altarini buddisti, presenti sia di fronte alle abitazioni che ai negozietti.

La Cambogia è prevalentemente piana, con l’eccezione di alcune montagne a sud-ovest, chiamate Cardamom Mountains; questo significa che verso sera si ammirano tramonti mozzafiato e la mattina presto albe da sogno.

Siem Reap si rivela una città molto turistica, costruita negli anni venti intorno al sito archeologico di Angkor Wat, dunque molto vivace durante la sera e abbondante di ristoranti di ogni tipo e bancarelle dai souvenirs colorati. Pub street, il viale principale dove turisti da ogni angolo del mondo passeggiano dopo una stancante giornata passata sotto il sole, ospita bar, concerti live e discoteche per andare a diverstirsi e fare nuove conoscenze. La maggior parte di esse offre musica commerciale internazionale, ma data la quantitià di giovani stranieri è possibile trovare anche locali più underground.

gelato “fritto” in pub street

Nella zona dei pub è praticamente impossibile trovare la cucina locale khmer, al contrario vi sono ristoranti di ogni sorta, dal greco al messicano fino all’italiano. I baracchini e i caretti per strada offrono baguettes imbottite (eredità delle colonie francesi di un tempo), noci di cocco fresche e frullati di ogni tipo, oltre a vari piatti dal gusto asiatico a base di riso saltato e verdure. Consigliatissimo il gelato “fritto”: essenzialmente uno strato di crema sciolta dai vari gusti che viene stesa su una superficie gelida e in seguito arrotolata e inserita nella coppetta con l’aggiunta di frutta e decorazioni extra. 

Essendo abituati alla presenza di stranieri, in tutti i locali e negozi della città si parlano inglese o più lingue europee ed è facile ottenere una SIM card cambogiana ad un prezzo onesto. La particolarità di alcuni negozi è di regalare ai clienti una bottiglia d’acqua grande dopo una spesa minima di circa una decina di dollari. Già, l’acqua… Un bel problema dato che quella del rubinetto non è potabile in Paesi come questo e ciò significherebbe uno spreco di plastica per acquistarne di nuova ogni volta. Per fortuna il turismo ha sviluppato anche lati sostenibili ed è possibile riempire le proprie bottiglie di alluminio di volta in volta nella maggior parte dei locali, a volte pagando qualcosa. 

Per quanto riguarda le attività della città troviamo tra i primi posti un luogo particolarmente macabro (ma che vale la pena visitare) da cui apprendere la sanguinosa storia che si cela dietro questo meraviglioso ma tormentato Paese: i killing fields, i campi di sterminio o campi di lavoro forzato. Utilizzati dal 1975 al 1979, furono il palcoscenico delle atrocità sottoposte dal regime nazionalista di Pol Pot a discapito di professori, medici, avvocati e di tutti coloro che venivano considerati intellettuali e non lavoratori agricoli. A quel tempo, anche solo indossare gli occhiali significava rientrare nella suddetta categoria. Le pene e le torture inflitte ricordano i lager nazisti e chiaramente per affrontare una visita in questi luoghi ci vuole rispetto e un poco di preparazione psicologica. 

Apopo è un’associazione che si occupa di addestrare ratti a scovare mine inesplose sul territorio

Lasciando i campi sinistri troviamo un’attività più rilassante: visitare il centro dell’associazione Apopo, creata da studenti universitari e finanziata dal governo per addestrare grossi ratti africani a rinvenire mine inesplose nel terreno.  Dopo la guerra, il problema delle mine è tuttora presente sul territorio cambogiano: si è stimato che il numero varia tra i quattro e i sei milioni, nonostante se ne siano già scovate e smaltite oltre al milione. Al centro viene mostrato un procedimento tipico di rilevamento: i ratti vengono prelevati dalle gabbie e, tenuti al guinzaglio, annusano il terreno per un certo tratto; se riconoscono la finta mina conficcata in terra vengono ricompensati con uno snack! 

Aree rigogliose nei dintorni di Siem Reap

Un’altra attività piacevole può essere visitare i mercanti galleggianti sul fiume fuori città dal nome ononimo, purtroppo quasi asciutto durante la stagione secca e dunque non ideale in gennaio. Affittare una moto è la cosa più consigliata da fare poichè spostarsi con tuk-tuk o in auto risulta più costoso. Inoltre in questo modo è possibile fermarsi a fare una siesta sulle amache dei localini senza pretese che si affacciano sui verdi campi coltivati della campagna. 

Siem Reap offre diversi passatempi per chi ha intenzione di fermarsi qualche giorno e crea una gradevole atmosfera intorno al complesso di Angkor, attrazione principale della Cambogia e tappa che sicuramente non può mancare a un viaggio nel sud-est asiatico! 

Tappa 2

Sito di Angkor (Wat): un sogno che si realizza

Quello che tutti pensano sia il principale tempio della cultura khmer è in realtà solo una piccola parte dell’enorme sito archeologico che si sviluppa a fianco di Siem Reap. Angkor Wat, infatti, rappresenta un insieme di costruzioni piuttosto piccole rispetto ad altre rovine ben più imponenti del sito di Angkor.  Orientato ad ovest, la sua particolarità sta in realtà nell’essere il punto strategico da cui ammirare l’alba, grazie alle sconfinate pianure del Paese. E’ il simbolo della Cambogia ed è rappresentato sulla bandiera nazionale, ma la sua fama sembra sia dovuta a un’operazione dei francesi nelle esposizioni coloniali.

Alba ad Angkor Wat

Sveglia alle 4 del mattino e colazione rapida per essere tra i primi a giungere sul sito con un tuk tuk, quando è ancora tutto buio. E’ importante ricordare che siamo in un luogo di culto, sacro ai cambogiani: coprire bene il corpo è segno di rispetto ed è obbligatorio se si vuole salire in cima al tempio di Angkor Wat. 

Superato l’ingresso si giunge a un vasto giardino circondato da mura antiche con un laghetto al centro; davanti si para lo spettacolo tanto atteso: il tempio con le sue tre famose guglie immerso in un cielo esotico. Nugoli di rondini vi svolazzano ai lati, attendendo il sorgere completo del sole.

Passate le 7, viene aperto il passaggio per salire al tempio e da lì, dopo essersi arrampicati per una ripida scalinata, si può godere ancora di più della nascita del nuovo giorno. Al suo interno troverete monaci buddisti impegnati nei loro riti e disposti a includervi in seguito a un’offerta (azione alquanto turistica). 

Dopo la visita l’unica opzione nei dintorni sono ristorantini strategici al di fuori del complesso in cui in ogni caso non vi spenneranno. 

Angkor rappresentava il centro politico e religioso dell’Impero Khmer e ne ospitava la capitale fino al XV secolo. Il centro del sito visitato normalmente dai turisti (small circuit) si estende per 15km e contiene circa ottanta rovine, ma al di fuori di esso si possono trovare resti dell’antica civiltà fino a 40km di distanza che risalgono circa all’ottocento. 

Tempio nell’area di Angkor Thom

A nord di Angkor Wat e rivolto verso est troviamo il sito di Angkor Thom, circondato da un canale, in cui risiedono templi maestosi come il gigantesco Bayon e Ta Prohm, reso famoso dal film Tomb raider, grazie alle caratteristiche radici di un albero che sovrastano le sue rovine. 

Gli stili utilizzati nel sito archeologico sono circa una decina, i più famosi sono quello classico “angkor wat” e il barocco “bayon”, che danno il nome ai rispettivi templi. Costruito principalmente con roccia arenaria, Angkor ha dovuto spesso fronteggiare problemi dovuti al suo decadimento causato dal clima tropicale e, in seguito, all’eccessivo numero di turisti presenti nell’aera. 

Possiamo considerarci fortunati di poter ancora visitare al giorno d’oggi un capolavoro simile dell’architettura. 

Porta sud

Idealmente si visita il circuito piccolo in due o tre giorni se si desidera vederne la maggior parte, perciò alla biglietteria, dove il tassista vi lascerà per acquistare i biglietti appena prima di entrare nell’area, è possibile acquistare un ingresso di un giorno (30 dollari) oppure di tre giorni (60 dollari) e regolarsi in base alle proprie esigenze. 

La Cambogia è uno Stato ancora molto povero e corrotto, poterlo visitare con un bugdet basso è un grande privilegio e sarebbe meglio farlo con una certa consapevolezza riguardo alla cultura locale, alla sua storia e al territorio, diversamente da come spesso avviene a causa di turisti sregolati che vi mancano di rispetto.

Cosa mi è piaciuto

Ho apprezzato l’atmosfera vivace ma non troppo caotica, il clima caldo (essendo abituata all’inverno freddo) ma secco che permette di stare all’ombra senza sudare troppo, i prezzi economici, la gentilezza dei cambogiani e la varietà di frutta e frullati disponibili ovunque. Specialmente il cocco, ideale se, come me, si vuole bere qualcosa di diverso dall’acqua che non siano bevande industriali zuccherate. Pollice in su anche per refill di acqua praticamente ovunque (scelta sostenibile) e la grande disponibilità di noleggio di moto e biciclette.

Cosa non mi è piaciuto

Ho constatato con una certa tristezza l’eccessivo turismo e il fatto che la città stessa sia funzionale ad esso. Un grande problema dell’Indocina è purtroppo ancora il turismo sessuale, fortunatamente non troppo in voga in Cambogia, ma comunque presente. Non mi aggradano i prezzi di alcuni ristoranti rispetto alla qualità dei pasti serviti.

Elena Guala

I consigli di Elena Guala

Inutile dire che il sito archeologico di Angkor è la principale attrazione consigliata, ma oltre ad essa è bello semplicemente perdersi nelle campagne cambogiane ed ammirare paesaggi che in Europa non abbiamo. Consiglio di imparare qualche parola in khmer, verrà molto apprezzato dai locali, abituati a parlare in inglese con i turisti. Consiglio gli ostelli se siete giovani viaggiatori, ve ne sono diversi nella zona dei pub e offrono un buon servizio, pulizia e buon cibo, cucinato da locali. Evitate di fare il circuito piccolo in senso orario, fatelo invece in senso antiorario per evitare le orde turistiche negli orari di punta. Personalmente ho visitato l’area verso l’ora di pranzo: buona scelta per la presenza di meno gente ma cattiva per l’elevata temperatura e luce inadeguata per scattare foto. Fate attenzione ai prezzi che vi propongono, spesso cercano di guadagnarci spillando qualche soldo in più (se avviene un paio di volte non capita nulla, ma se dovesse diventare la normalità dovrete rivedere il vostro budget).

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