Data e durata:
October 20173 giorni
Tipologia di vacanza:
On the road
Persone:
10
Costo a persona:
300€
Mezzi di trasporto:
Pullman
Tappa 1

Inverness fra storia e misteri

Della miriade di luoghi affascinanti da visitare in Scozia, Inverness è stato scelto come punto di partenza del nostro viaggio. Ad essere precisi, i protagonisti della prima giornata sono stati i dintorni della capitale delle Highlands.

A pochi chilometri da Inverness, immerso in un boschetto, si trova il sito di Balnuaran of Clava, meglio conosciuto come Clava Cairns. Il sito risale all’età del bronzo ed è costituito da tre grandi tumuli funerari (carn significa, in gaelico scozzese, tumulo), ognuno circondato da un cerchio di pietre. Non si conosce con sicurezza lo scopo di queste costruzioni, ma si ipotizza fossero luogo di sepoltura per dei personaggi autorevoli.

La pietre di Clava Cairns

Il fascino misterioso di Clava Cairns è innegabile, e lo è ancora di più facendo attenzione ai particolari: i tre tumuli sono allineati sia fra loro, sia con la posizione del sole durante il tramonto del solstizio d’inverno. Una misteriosa leggenda aleggia intorno a questo luogo: durante la battaglia di Culloden, nel 1746, due soldati scozzesi in fuga dalla carneficina che si stava consumando di lì a quallche chilometro hanno cercato rifugio tra queste pietre, ma sembra siano scomparsi e mai più rivisti.

A proposito della battaglia di Culloden, il secondo step della giornata è stata la visita al campo di battaglia di Culloden, monumento e cimitero a cielo aperto. Il 16 aprile 1746 l’esercito giacobita, che sosteneva l’indipendenza della Scozia dalla corona britannica e la presa di potere di Bonnie Prince Charlie, affrontò l’esercito inglese del Duca di Cumberland. Lo scontro in campo aperto, il terreno paludoso, un gruppo di soli 5000 uomini esausti ed abituati allo scontro frontale contro i cannoni e l’artiglieria dell’esercito inglese, sottoscrissero in meno di un’ora la sconfitta dell’esercito giacobita. Da questo momento la storia delle Highlands cambiò per sempre: chi non morì durante la battaglia venne fatto prigioniero, e a quel punto condannato a morte, esiliato o deportato nelle colonie; il governo inglese continuò a mettere in atto azioni per reprimere e sottomettere la cultura scozzese, stroncando le ormai deboli grida di indipendenza, proibendo l’uso del kilt, e della cornamusa, abolendo l’autorità dei capi-clan, contrastando l’uso del gaelico. Si è trattato di pulizia etnica a tutti gli effetti. 

Tutto questo viene percepito a 360° mentre si passeggia sui sentieri della brughiera di Culloden Moor: file di bandiere rosse e blu contrassegnano le posizioni dei due eserciti, al centro la palude; un cottage, costruzione del XVIII sec, si trova dove era schierato l’esercito inglese e presumibilmente fungeva da ospedale da campo; le pietre commemorative dei vari clan, che si ergono come lapidi sopra le fosse comuni dove fu sepolto chi perse la vita durante la battaglia; una torre celebrativa, il Memorial Cairn, si trova a metà strada tra le linee dei due schieramenti.

Parte del campo di battaglia di Culloden e la torre commemorativa

Passeggiando in silenzio in questo luogo bisogna essere pronti a farsi attraversare da una grande malinconia.

Dopo essersi ripresi dall’impatto emotivo di Culloden, il vaggio è continuato verso Loch Ness, alla ricerca di Nessie: la storia del mostro di Loch Ness è, naturalmente, molto conosciuta, e ogni anno parrebbero esserci vari avvistamenti.

Loch Ness e il castello di Urquhart

Durante il tempo trascorso qui non lo abbiamo incontrato ma, in compenso, abbiamo avuto davanti la meravigliosa immagine del castello di Urquhart, risalente circa al XIII sec, posizionato su un promontorio che si affaccia sul lago. Oggi di lui rimangono solo le rovine, ma un tempo si trattava di uno dei più grandi castelli della Scozia, e non erano di certo pochi: circa 3000.

Tappa 2

Skye, l’isola della nebbia

La seconda tappa del nostro viaggio è stata l’isola di Skye, posta nella costa ovest delle Highlands, nelle Ebridi interne. Il fascino di questo luogo è indiscusso, possiede una bellezza tutta sua, attraversare il ponte che collega Kyle of Lochalsh a Kyleakin fa entrare in un mondo a parte, un mondo intriso di mistero dove il tempo si è fermato. Ad accentuare questa aurea di mistero c’è il soprannome di Skye: l’isola della nebbia; passando qui una giornata di fine ottobre la scelta di questo nome è comprensibile.

Il primo step sono state le Fairy Pools, lungo il fiume Brittle. Percorrendo il sentiero che affianca il fiume si raggiungono le cascate che creano, come dice il nome, le piscine delle fate, dei piccoli laghetti caratterizzati da un’acqua azzurra e cristallina.

Fairy Pools

Risulta molto facile capire come mai questo luogo si chiama così: sembra un paesaggio talmente fiabesco da poter immaginare, senza difficoltà, una fata fare capolino da una roccia, o nuotare attraverso le cascate. Un fascino ancora più misterioso ci è stato donato dal meteo: una giornata di fine ottobre con le nuvole basse, una lieve pioggerella e molta nebbia hanno reso questo luogo veramente magico.

Il nostro viaggio è continuato nel luogo più famoso dell’isola: l’Old Man of Storr. Si tratta di una formazione rocciosa alta circa 50 m, raggiungibile con un sentiero percorribile da tutti ma non senza difficoltà, soprattutto se è presente del fango.

The Old Man of Storr

Durante la salita il pinnacolo che svetta dalla montagna diventa sempre più imponente e concreto, la voglia di arrivare in cima e toccarlo con mano si fa sempre più forte. Una volta arrivati lo spettacolo è garantito: da una parte l’Old Man of Storr e il resto della montagna, dall’altra l’oceano. Anche questo luogo ha le sue leggende: una di queste narra che un tempo l’isola di Skye fosse governata dai giganti, e l’Old Man of Storr non sarebbe altro che il pollice di uno di essi che, morendo, lo lasciò fuoriuscire dal terreno creando questo paesaggio.

Lasciato lo Storr, il successivo step del viaggio è stato Kilt Rock: una scogliera basaltica che, grazie alla sua conformazione caratterizzata da angoli netti, ricorda le pieghe di un kilt. Oltre alla scogliera si può osservare una cascata (Mealt Falls) che si tuffa, da 60 metri, direttamente in mare.

L’ultimo luogo visitato in questa seconda tappa è stato il Quiraing, un altopiano vulcanico che presenta un panorama mozzafiato caratterizzato da formazioni rocciose modellate dal vento e dalla pioggia, dirupi, pinnacoli, colline.

Quiraing

Per poterlo visitare al meglio è possibile percorrere i sentieri che formano un anello che parte ed arriva nell’area di parcheggio: la fatica dell’escursione viene ripagata dai paesaggi meravigliosi che compaiono mon mano davanti agli occhi. Qui tutto profuma di maga, leggenda, avventura.

Tappa 3

Glencoe e Stirling, teatri di battaglie

Ultima tappa del viaggio, si ritorna verso l’entroterra. La prima fermata è stata Glencoe: una valle di origine vulcanica formatasi in seguito grazie a processi di glaciazione e disgelo. La vallata è caratterizzata da una vasta brughiera, formazioni montuose, ruscelli, cascate, sentieri tortuosi. Si tratta di uno degli innumerevoli luoghi scozzesi che fanno sentire il viaggiatore catapultato in un mondo a parte, in un’altra epoca: non ci sono abitazioni, non c’è confusione, sono presenti animali selvatici, il paesaggio è incontaminato.

Il verde delle Highlands

Per gli amanti delle escursioni è il luogo ideale, arrivare in cima alla vetta delle Tre Sorelle (tre creste affiancate che caratterizzano la montagna) ripaga le difficoltà della salita con un panorama che riempie gli occhi e il cuore.

La zona collinare ed il fiume Coe

Anche questo luogo, come tanti altri nelle Highlands, è intriso di storia: nel 1692 la vallata fu teatro di un massacro, passato alla storia come il massacro di Glencoe, ai danni del clan MacDonald. Il 1° gennaio 1692 i clan delle Highlands avrebbero dovuto prestare giuramento di fedeltà a Guglielmo III d’Inghilterra, il nuovo re, e chi si fosse rufiutato ne avrebbe ovviamente pagato le conseguenze. Uno dei clan che si prese del tempo per riflettere fu quello dei MacDonald di Glencoe, il cui capo arrivò ad Inverness per il giuramento oltre il tempo limite. Questo fu considerato inaccettabile: nella notte tra il 12 e il 13 febbraio gli uomini della fanteria di Argyll capeggiati da Robert Campbell, ospiti dei MacDonald, ricevettero l’ordine di catturare i MacDonald e di uccidere tutti coloro di età inferiore ai 70 anni. In poche ore circa 40 persone furono brutalmente uccise, i villaggi furono bruciati, i pochi sopravvissuti morirono a causa del freddo. Sfuggirono a questo orrore solo 12 persone, e oggi all’ingresso della taverna Clachaig Inn c’è una targa che recita “Vietato l’ingresso ai venditori ambulanti e ai Campbell”.

Lo step finale del viaggio è stato il William Wallace Monument, a nord di Stirling.

William Wallace Monument

William Wallace è considerato un patriota, condottiero ed eroe nazionale scozzese. Il monumento è costituito da una torre, risalente al 1869, che svetta per 67 metri sulla cima dell’Abbey Craig; dalla cima si può avere una visuale di tutto il territorio circostante, compresi i luoghi delle grandi battaglie fra scozzesi ed inglesi per l’indipendenza. All’interno del monumento è presente anche la spada che, precumibilmente, è appartenuta a Wallace in persona.

Cosa mi è piaciuto

Di questo viaggio mi è piaciuto praticamente tutto, perché tutto lo ha reso un’esperienza indimenticabile che mi è entrata nel cuore e ci è rimasta. I paesaggi, l’aura di mistero che si respira, la storia, le leggende, la musica tipica delle Highlands. Tutto mi accompagnerà nei ricordi fino alla prossima volta in cui metterò piede nella magica Scozia.

Cosa non mi è piaciuto

Difficile dire che cosa non mi è piaciuto delle Highlands e della Scozia. Probabilmente direi il meteo infelice, nebbioso e piovoso, ma pensandoci bene esso ci ha regalato una suggestione ancora più grande nei luoghi visitati. Più verosimilmente, avrei voluto avere più tempo per le visite e per assaporare meglio le sensazioni che mi hanno dato questi luoghi.

Jessica Mirino

I consigli di Jessica Mirino

A chi intraprende questo viaggio consiglio di prepararsi ad entrare in un mondo che non c’entra niente con quello a cui siete abituati. Si tratta di un mondo fatto di leggende, storie fantastiche ed eroiche, panorami fuori dal normale. Qui si torna bambini, ci si conferma sognatori e ci si riscopre viaggiatori (oltre che nello spazio anche nel tempo). Unici consigli pratici: vestitevi a cipolla, mettetevi scarpe comode e non portate l’ombrello, a meno che non vogliate perderlo i primi 10 minuti. Puntate su un impermeabile.

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