La tradizionale processione dei serpari di Cocullo

Il primo giovedì di maggio di ogni anno a Cocullo, un piccolo paese dell’aquilano, annidato in montagna, si svolge la processione dei serpari, una manifestazione in cui si intreccia il rito pagano con il rito cristiano. Il culto del santo, che è il protettore dal morso dei serpenti, si unisce e si confonde con il Rito dei Serpari.

Per la festa la statua del santo viene portata in processione per le stradine del paese addobbata con centinaia di serpenti, naturalmente innocui, tra cui saettoni, cervoni, biacchi e biscie che vengono catturati nelle campagne circostanti. La sfilata è seguita da un folto corteo di fedeli, dediti ai canti e alle preghiere, e sotto gli occhi di molti curiosi provenienti da tutto il mondo.

Nella sua semplicità, la cerimonia ha un grande impatto visivo ed emotivo, in cui si rivive un rito che da secoli si ripete a Cocullo, che ebbe origine come culto della Dea Angizia, una donna che aveva insegnato agli antichi abitanti del paese l’uso di veleni controveleni, tanto da essere innalzata a divinità. Con il tempo e con l’evolversi della religione, il popolo marsicano sostituì la dea con San Domenico Abate, il quale salvò gli abitanti di Cocullo da una terribile invasione di serpenti.

Per l’organizzazione della festa è stata istituita “la colletta di San Domenico”, cui tutti i cittadini, anche se emigranti, danno ogni anno il loro contributo. La caccia alle serpi comincia per tempo, non appena inizia la primavera i “serpari”, armati solo di un bastone forcuto, catturano con esperienza le varie specie di rettili che, in attesa della festa, vengono tenuti nella crusca di farina, nel cui tepore se ne stanno tranquilli. Durante la vigilia della processione, non c’è famiglia a Cucullo che non ospiti almeno 4 o 5 serpi. Dopo la messa in onore del santo, come la statua esce dalla chiesa, i serpani cominciano a ricoprirla con i rettili e quelli che non c’entrano vengono portati in mano o attorcigliati al collo.

La popolarità di questo rito così suggestivo si è sparso in tutto il mondo e sono tantissimi i turisti che decidono di recarsi in questo piccolo paesino dell’Abruzzo per assistere esterrefatti a questa inusuale processione, che sicuramente lascia un segno. Non si può capire la sensazione se non si vede con i propri occhi, è un’esperienza irripetibile. Anche D’Annunzio, di origine abbruzzese, rimase affascinato da una simile processione.