Tra i tanti monumenti simbolo della città di Brindisi, le Colonne Romane sono, unitamente al castello Svevo e al Castello Alfonsino, il simbolo della città. Erroneamente venivano considerate il punto in cui aveva termine l’antica via Appia ma con più probabilità furono realizzate come monumento celebrativo alla vittoria, o una augurio di vittoria, in occasione della partenza, o del ritorno via mare di una spedizione militare.

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Una terza ipotesi sull’origine delle colonne ritiene che esse siano state volute dai Romani per premiare la lealtà dei brindisini, che nel 214 a. C., a differenza dei tarantini, non si arresero ad Annibale o per premiare il contributo, in denaro e in uomini, che Brindisi assicurò a Roma nella guerra contro i Cartaginesi.

Descrizione

Purtroppo, solo una delle due colonne gemelle originarie, realizzate dopo le metà del II secolo, è rimasta integra in tutta la sua altezza di 19,20 metri. La bella colonna è sormontata da un capitello di ordine corinzio, decorato con foglie di acanto e dodici figure mitologiche a mezzo busto.

I  quattro soggetti principali rappresentano le divinità marine maschili e femminili alternate che sorreggono l’abaco del capitello, sopra il quale, si può immaginare, fosse collocata la statua di un personaggio onorato.

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Una vecchia cartolina che ritrae le colonne

Tra le figure con sicurezza è stato identificato Nettuno che, attento volge lo sguardo al mare, mentre per le altre figure si pensa alla presenza di Giove, o forse Oceano, Giunone e Intride, o forse Marte e Minerva o ancora Anfitrite e Teti.

Insomma gli dei ancor oggi litigano per avere un posto in prima fila in un luogo tanto bello e importante di Brindisi! Le otto figure minori, poste sugli angoli sono dei Tritoni che suonano con strumenti ricavati da conchiglie marine.

Per assicurarne la conservazione gli originali del capitello, del pulvino e dell’ultimo rocchio della colonna sono esposti all’interno del palazzo dell’ex Corte d’Assise, mentre sulla colonna vi sono le copie realizzate in resina.

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Il capitello conservato al palazzo dell’ex Corte d’Assise

I basamenti di entrambe le colonne sono probabilmente risalenti ad una prima fase costruttiva (I sec. a.C.); su quello della colonna superstite è impressa un’iscrizione latina di età altomedioevale in cui si ricorda la ricostruzione di Brindisi del IX secolo per opera del bizantino Lupo Protospata.

Dell’altra colonna, caduta nel 1528, è visibile uno dei rocchi e la sola base, su cui si legge appena un’iscrizione con una dedica fatta a nome del senato e del popolo romano, con ringraziamento a Giove. La parte restante della colonna, dopo essere rimasta al suolo per oltre un secolo, fu donata alla città di Lecce dove oggi forma parte della colonna di Sant’Oronzo.