L’abbazia di Santa Giustina, situato in Prato Della Valle, è uno dei monumenti più importanti e visitati di Padova. Di seguito, vi daremo alcuni preziosi consigli per non perdervi le meraviglie dell’abbazia, non prima di avervi fornito qualche breve accenno sulla storia dell’abbazia.

Cenni storici

L’abbazia di Santa Giustina, in Prato della Valle, sorge laddove fu sepolta la martire Giustina il 7 ottobre del 304, giorno della sua morte, dopo la sentenza dell’imperatore romano Massimiano. Nel 520, per mano di Opilione, fu edificata la prima Basilica con l’Oratorio, e sin da subito fu arricchita delle spoglie di numerosi santi oltre che luogo di culto e meta di pellegrinaggio.

Nel X secolo iniziò un importante processo di restauro e di sviluppo da parte dei monaci benedettini; nei due secoli successivi, vi fu la rimessa in luce dei Corpi dei Santi, tra cui quello della stessa Santa Giustina nel 1174. Con la nascita dell’Università, sempre più stretti furono i rapporti con questa istituzione e, più in generale, con i diversi istituti culturali europei. Nel 1408, all’interno del monastero, ebbe origine la Congregazione cassinese dell’ordine di Benedetto, dopo la riforma attuata dall’abate Ludovico Barbo.

Al contempo nacque e si sviluppò in maniera sorprendentemente veloce la Biblioteca, che con donazioni di intere biblioteche (come quella di Giovanni Poleni) arrivò a possedere un patrimonio librario stimabile in circa 80.000 volumi. Il periodo di crisi si ebbe con l’avvento della Repubblica Cisalpina, nel 1797, durante il quale l’intera area fu posta sotto sequestro e il Monastero fu spogliato di tutte le sue opere di pregio; la confisca portò, nel 1806, a vendere a privati beni mobili ed immobili.

Il lungo periodo di crisi si prolungò fino al 22 giugno 1917, quando papa Benedetto XV decise di ricostituire l’abbazia e di riconsegnarle antichi diritti e privilegi; nel 1942 venne a ricostituirsi anche la comunità dell’abbazia, che l’anno successivo elesse (a 123 anni dall’ultima volta) il nuovo abate. Dal 1948 ripartirono i progetti di restauro e mantenimento di questo storico edificio religioso, grazie all’intervento congiunto di enti pubblici e privati.

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La Basilica di Santa Giustina dall’Isola Memmia di Prato della Valle

La Basilica di Santa Giustina

Costruita in stile tardo rinascimentale su una base di architettura imperiale romana, la Basilica di Santa Giustina è ovviamente la ‘copertina’ dell’abbazia, il luogo più conosciuto e più visitato. L’autore, a noi ignoto, ha creato una delle più meravigliose strutture religiose in Italia, con la sua incredibile mole e, al contempo, una quasi naturale sinuosità delle forme; conosciamo, però, alcuni degli architetti che hanno effettuato le successive modifiche, tra i quali Andrea Briosco Matteo da Valle.

Di notevole interesse sono le cupole esterne, in cui è facile notare un influsso di Bramante, in particolare nelle finestre delle absidi. Spicca anche il campanile, risalente al secolo XII, che fu raddoppiata in altezza nel 1599, poiché il contemporaneo ampliamento della chiesa impediva l’ascolto delle campane, quasi ‘rinchiuse’ tra le mura della maestosa struttura; oggi, il campanile arriva ad 82 metri e sostiene 7 campane. Il campanile è anche la posizione ideale per ammirare la famosa statua di Santa Giustina sulla cupola centrale, e le quattro statue dei SS. Prosdocimo, Benedetto, Arnaldo e Daniele diacono posti sulle quattro cupolette.

Nato per combinazione tra diversi progetti, anche l’interno della basilica appare come un perfetto compendio di austerità e sontuosità, unito ad un gusto artistico di rara sensibilità. Nel progetto originario, dovevano apparire all’esterno ben sette cupole grandi e quattro piccole; dall’interno, invece, sembra che tranne la cupola centrale tutte dovessero essere di dimensioni più modeste. In realtà, già dal 1605 le cupole della crociera e del presbiterio furono ampliate per migliorare l’acustica: obiettivo trionfalmente raggiunto. Il pavimento, in marmo di Verona, si combina con alcuni pezzi di marmo greco provenienti dall’antica basilica di Opilione. Al centro della navata maggiore, noterete sicuramente lo splendido Crocifisso ligneo, risalente al XV secolo.

All’interno della basilica, ammirerete le venti cappelle alle estremità delle navate laterali, 10 a sinistra e 10 a destra. Diversi gli artisti che hanno contribuito all’abbellimento delle singole cappelle, tra i quali ricordiamo Benedetto Caliari, Claudio Ridolfi o gli scultori Giovanni Francesco De Surdis e Filippo Parodi, che hanno contribuito all’arricchimento degli altari. Si distingue dagli altri, per il suo valore artistico, l’altare del Santissimo, magnifica testimonianza del barocco veneziano ad opera di Giuseppe Sardi; noterete anche le sei statuine di bronzo sul tabernacolo ad opera di Carlo Trabucco, o ancora le pitture a fresco di Sebastiano Ricci.

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Il sarcofago di San Luca Evangelista

Dentro la Basilica di Santa Giustina troverete anche il sarcofago di San Luca, opera di scuola pisana a cura dell’abate Mussato (1313). La leggenda narra che le ossa dell’evangelista Luca, morto a 84 anni a Tebe, siano state dapprima trasportate a Costantinopoli (IV sec.) e poi al Monastero di Santa Giustina quattro secoli dopo; il cranio del Santo, consegnato a Carlo IV di Lussemburgo nel 1354, è invece ancora oggi custodito a Praga.

In occasione del Giubileo del 2000, una commissione fu incaricata di effettuare una ricognizione scientifica sui resti di San Luca: il sarcofago fu aperto e, dagli studi effettuati, si ipotizza che quelle ossa possano davvero appartenere a San Luca; il motivo ufficiale della ricognizione, però, non era quello di confermare l’ipotesi che quello nel sarcofago fosse effettivamente il corpo di San Luca, quanto piuttosto di fornire dei dati attorno cui ragionare sulle modalità di traslazione del corpo da Costantinopoli a Padova.

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La Madonna Costantinopolitana, una delle maggiori attrazioni della Basilica

Sopra il sarcofago, noterete la meravigliosa copia cinquecentesca della Madonna Costantinopolitana, con la cornice di bronzo e i due angeli ai lati ad opera di Amleto Sartori (1960-61). L’immagine della Madonna Costantinopolitana, secondo alcune fonti documentarie dovette trovarsi nel monastero di Santa Giustina già dal 1100, ma è gravemente compromessa da diverse bruciature (non si sa se ‘dolose’ o fortuite); l’attuale copia fu commissionata nel ‘500 a un pittore a noi ignoto che trascrisse il volto della Madonna e del Bambino sul cuoio, per poi ricoprire tutto il resto con argento dorato; l’Icona antica è conservata dietro di questa. Nel 1909 monsignor Andrea Panzoni promosse l’incoronazione dell’Icona, e nello stesso anno i monaci di Praglia vennero a Santa Giustina per dare inizio alla venerazione della Madonna Costantinopolitana. Ancora oggi, il 23 maggio (anniversario della sua incoronazione), in Prato della Valle si svolge una cerimonia solenne in suo onore.

Il presbiterio e l’altare maggiore, nella collocazione attuale esistono solo dal 1623; fino ad allora, erano invertiti. Il presbiterio attuale, allora, va fatta coincidere a partire da quella data: le scalinate, innanzitutto, di Francesco Contini (1630); o anche opere preesistenti, come i busti dei patrizi Vitaliano e Opilione, ad opera di Giovanni Francesco De Surdis (1561). L’altare maggiore fu invece progettato da Giovan Battista Nisetti (1640); ai suoi due lati, ammirate due residenze di noce, costruite da Riccardo Taurigny; i parapetti delle cantorìe sono di Ambrogio Dusi (1653).

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L’interno della basilica di Santa Giustina, con il Crocifisso ligneo posto al centro della navata maggiore

Il Coro Maggiore è uno dei più meravigliosi che avrete mai occasione di vedere: la perfezione degli ornati rende il Coro Maggiore uno dei principali motivi per visitare la Basilica di Santa Giustina, essendo una delle massime testimonianze dei cicli figurativi medievali di argomento religioso. In particolare, noterete la bellezza degli specchi del dossale, ad opera di Riccardo Taurigny, curatore del progetto e realizzatore materiale dell’opera, tra il 1558 e il 1566. Gli stalli del Coro sono 88, in legno di noce; sugli schienali di ognuno di essi è possibile creare un parallelo tra l’Antico Testamento e il cammino terreno di Gesù (la Redenzione in atto) rappresentato invece negli specchi del dossale. In basso sono presenti le statuine raffiguranti i banditori della Redenzione: si tratta di due profeti dell’Antico Testamento, i 4 evangelisti e i 4 massimi dottori della Chiesa Latina, a cui si aggiungono i due Santi a cui la chiesa è intitolata: Santa Giustina e San Prosdocimo.

Il leggìo è anch’esso opera di Riccardo Tauvigny, e al suo interno sono conservati preziose collezioni di libri ornati e decorati risalenti ai secoli XV e XVI. In fondo al coro, salta all’occhio il magnifico Martirio di Santa Giustina, opera di Paolo Veronese (1575) all’interno di una curatissima cornice ad opera di Giovanni Manetti, allievo del Taurigny. Sotto il coro e il presbiterio troverete un’ampia e spaziosa Cripta, nel cui muro di fondo spicca il fonte battesimale in bronzo.

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La pozza al centro del Corridoio dei Martiri

Indubbiamente da visitare anche il Corridoio dei Martiri, costruito nel 1564 per collegare la chiesa con la Cappella di San Prosdocimo, nel centro del quale potrete ammirare il pozzo costruito nel 1565 sotto il quale sorge il pozzo del secolo XIII dove erano contenute le ossa dei Martiri.

Potrete anche osservare (sotto vetro) una porzione di pavimento della Basilica paleocristiana, del secolo V; sopra, la cupola dipinta da Giacomo Ceruti (1750); sull’altare, il Ritrovamento del pozzo dei Martiri la tela di Pietro Damini; nella cappella di San Prosdocimo, le 11 statue in terracotta lavorate da Francesco Segala: in particolare, ammirerete quelle dei SS. Pietro e Paolo, di rara bellezza. Sopra la porta, infine, avrete modo di notare dei calchi in marmo greco (risalenti al ‘500) raffiguranti il pellicano e la fenice.

All’interno dell’Abbazia di Santa Giustina, di primaria importanza è il Sacello che custodisce diverse preziosissime opere d’arte. Costruito da Opilione tra il 450 e il 520, che ha lo stesso orientamento della Basilica e comunica con essa mediante l’atriolo di occidente. La sua funzione, come quella degli altri sacelli, era quella di venerare insigni personalità o, molto più spesso, Santi; è composto da un quadrato centrale sormontato da una cupola emisferica. Le sue pareti erano rivestite di marmi preziosi, mentre nell’atrio è possibile osservare lo splendido Timpano di porta della vecchia basilica di Opilione.

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Il sarcofago che conserva le spoglie di San Prosdocimo

A destra, troviamo l’altare di San Prosdocimo (1564) e un sarcofago romano di marmo pario che, dal momento del suo ritrovamento sotto il pavimento, è adibito a contenere il corpo del Santo. Sopra l’altare, troviamo una magnifica immagine in marmo greco raffigurante San Prosdocimo, che in origine era la parte centrale di un sarcofago, e solo in seguito è stata divisa da esso per essere posato sull’arca dove vennero nascoste le ossa del Santo prima del ritrovamento.

A sinistra, un esempio unico di pergula del VI secolo che ci sia pervenuta quasi integra, se non per l’ultima colonna di destra e i due capitelli alle estremità, rifacimenti rinascimentali; in marmo greco, essa aveva la funzione di separare il clero dal popolo.

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Il Coro Vecchio, a cui accederete percorrendo il Corridoio delle messe

Vi consigliamo, poi, di percorrere il Corridoio delle messe per poi accedere al Coro Vecchio, costruito tra il 1472 e il 1473. Di notevole interesse storico sono i primi specchi, poiché raffigurano gli edifici dell’antica Padova, noterete al centro la tomba di Ludovico Barbo, in pietra d’Istria.

La struttura è a due campate a pianta quadrata con volta a crociera; a differenza del Coro Maggiore, ha conservato la disposizione originaria: a oriente altare e presbiterio, e di fronte il coro. Particolarmente significativa è l’abside, formata da sette lati di un dodecagono regolare, la cui decorazione delle volte risale al ‘400; la cappella si può fregiare di numerose opere d’arte, che la rendono quasi un prestigioso museo; Francesco da Parma e Domenico da Piacenza, invece, sono gli autori del Coro ligneo (1467-77). La funzione di altare è svolta, provvisoriamente, da un parapetto di cantoria; la pala, dipinta da Girolamo Romanino tra il 1513 e il 1514, fu tolta a forza da un commissario regio nel 1866; oggi, è custodita al Museo Civico.

Chiudiamo il nostro tour nella Basilica di Santa Giustina con una visita alla sagrestia, nell’atrio della quale potrete ammirare la Madonna col Bambino in terracotta (risalente al secolo XV). Ancora, potrete ammirare l’Architrave, in cui sono rappresentate: l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività del Signore, l’Annuncio dell’Angelo ai Pastori, l’Adorazione dei Magi; sopra, noterete di sicuro la bellissima lunetta romanica che la sovrasta.

La Biblioteca Santa Giustina

La Biblioteca Santa Giustina nacque nel 1943, e fu ideata come biblioteca utilizzabile esclusivamente dai monaci benedettini di Santa Giustina. Dal 1972 è invece sotto l’egida del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, ed è aperta a tutti i cittadini che vogliano consultare gli oltre 135.000 volumi e 1350 periodici presenti nella struttura.

Per la sua storia e per la sua collocazione, ovviamente la biblioteca è fornita soprattutto per quel che concerne le scienze religiose, in particolare della storia monastica benedettina; sotto questo punto di vista, rappresenta una delle più fornite a livello internazionale. Non mancano, però, diversi volumi di carattere umanistico e scientifico. Se entrate nel Monastero, vi consigliamo di visitare la struttura.

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La sala riviste della Biblioteca Santa Giustina

Come arrivare

  • A piedi: dalla stazione, camminate verso Corso del Popolo, che si trasforma in Corso Garibaldi; all’incrocio con Riviera Tito Livio, girate a sinistra e proseguite fino a trovare dopo 500 metri, sulla vostra sinistra, via Gualchiere; dopo 50 metri troverete una rotonda: prendete via Umberto I, proseguite per circa 400 metri e siete arrivati. Tempo di percorrenza: 25 minuti circa;
  • In tram: fermata ‘Prato della Valle’;
  • In bus: linee A, AT, M, T, 3, 11, 12, 13, 16, 18, 22, 24, 43, Bus dell’Arte.

Contatti

Sito web: www.abbaziasantagiustina.org
E-mail:
info@abbaziasantagiustina.org
Tel.:
049-8220411 (portineria)
Indirizzo:
via G. Ferrari, 2/A – 35123 Padova
Orari: www.abbaziasantagiustina.org/orari

Biblioteca Santa Giustina

Sito web: www.bibliotecasantagiustina.it
E-mail:
bmn-sng@beniculturali.it
Tel.:
049-8751948
Indirizzo:
via G. Ferrari, 2/A – 35123 Padova
Orari: lunedì e martedì 8.30-12.30 e 15-18; da mercoledì a venerdì 8.30-12.30; sabato 9-12